abc-logoabc-logoabc-logoabc-logo
  • HOME
  • CHI SIAMO
  • ATTIVITÀ
  • NEWS ED EVENTI
  • PROFESSIONISTI
  • PARTNER
  • CONTATTI
✕
Perfezionamento del deposito telematico dell’atto processuale
11 Novembre 2025
Il nuovo albo degli influencer
3 Dicembre 2025
18 Novembre 2025

Il risarcimento del danno da ritardata assunzione rappresenta una delle questioni più complesse e dibattute nel diritto del lavoro pubblico e privato, caratterizzata da principi giurisprudenziali consolidati che delineano con precisione i presupposti, i criteri di quantificazione e le modalità di liquidazione del pregiudizio subito dal lavoratore.
Il diritto al risarcimento del danno da ritardata assunzione trova il proprio fondamento normativo negli articoli 1218 e 1223 del Codice civile, che disciplinano rispettivamente la responsabilità del debitore per inadempimento e il contenuto del risarcimento del danno. Nel pubblico impiego contrattualizzato, la giurisprudenza ha chiarito che l’approvazione della graduatoria concorsuale costituisce atto negoziale di individuazione del contraente, da cui discende per il vincitore il diritto all’assunzione e per l’amministrazione il correlativo obbligo, soggetto al regime di responsabilità contrattuale.
La Cassazione Civile ha precisato che “A seguito dell’illegittimo ritardo nell’assunzione, infatti, non si determina un diritto del lavoratore tardivamente assunto alle retribuzioni per il periodo antecedente all’assunzione in cui la prestazione lavorativa non è stata svolta, ma un diritto al risarcimento del danno, il quale, appunto, non si identifica automaticamente nella mancata erogazione della retribuzione, essendo necessaria l’allegazione e la prova dell’entità dei pregiudizi di tipo patrimoniale e non che trovino causa nella condotta del datore di lavoro, qualificata come illecita”.
I presupposti per il riconoscimento del risarcimento del danno da ritardata assunzione sono stati delineati dalla giurisprudenza di legittimità attraverso un orientamento ormai consolidato. In primo luogo, deve sussistere un obbligo giuridico di assunzione entro un termine determinato, derivante da vincita di concorso pubblico, da graduatoria definitiva approvata o da altro titolo che generi un diritto soggettivo all’assunzione. Il mero ritardo nell’assunzione, tuttavia, non è di per sé sufficiente a configurare il diritto al risarcimento se non si accompagna alla dimostrazione di un danno concreto e causalmente collegato al comportamento del datore di lavoro.
La Cassazione Civile, con ordinanza n. 28380 del 2024, ha chiarito che “il danno derivante dalla ritardata assunzione può essere parametrato sul mancato guadagno da perdita delle retribuzioni fin dal momento in cui si accerti che l’assunzione fosse dovuta – detratto l’aliunde perceptum – qualora risulti, anche in via presuntiva, che nel periodo di ritardo nell’assunzione l’interessato sia rimasto privo di occupazione o sia stato occupato, ma a condizioni deteriori”.
Un aspetto particolarmente rilevante riguarda la distribuzione degli oneri probatori tra le parti. La giurisprudenza ha stabilito che non sussiste in capo al lavoratore l’onere di allegare esplicitamente la condizione di inoccupazione o di occupazione a condizioni deteriori, essendo sufficiente che egli abbia agito sul presupposto del pregiudizio consistente nella mancata tempestiva attribuzione del posto e quindi nella perdita delle conseguenti retribuzioni. L’inoccupazione o l’occupazione a condizioni deteriori costituiscono elementi di prova del danno e non requisiti di ammissibilità della domanda.
Nel rito del lavoro, la presenza di elementi idonei a costituire “pista probatoria” – quali un’attestazione dello stato di disoccupazione – determina il potere-dovere del giudice di procedere, anche tramite i poteri istruttori d’ufficio di cui agli articoli 421 e 437 c.p.c., agli opportuni approfondimenti e ad una valutazione complessiva del quadro probatorio.
Quantificazione del danno e principio della compensatio lucri cum damno
La quantificazione del danno da ritardata assunzione rappresenta uno degli aspetti più delicati della materia, richiedendo un approccio equitativo che tenga conto di tutte le circostanze del caso concreto. Il pregiudizio patrimoniale non si identifica automaticamente con l’intero ammontare delle retribuzioni non percepite, dovendo essere quantificato equitativamente ai sensi dell’articolo 1226 c.c. sulla base di tutte le circostanze del caso concreto.
Le retribuzioni che sarebbero spettate in caso di tempestiva assunzione assumono la mera funzione di parametro di riferimento per la liquidazione del danno, senza necessariamente coincidere con l’importo del risarcimento. Nella quantificazione equitativa trova applicazione il principio della compensatio lucri cum damno, in base al quale devono essere detratti dal danno complessivo i vantaggi causalmente legati all’illecito di cui ha goduto il danneggiato.
La Corte d’appello civile di Lecce, con sentenza n. 105 del 2025, ha precisato che “Nella quantificazione equitativa trova applicazione il principio della compensatio lucri cum damno, in base al quale devono essere detratti dal danno complessivo i vantaggi causalmente legati all’illecito di cui ha goduto il danneggiato. Rilevano a tal fine le attività professionali svolte e i compensi percepiti nel periodo di mancata assunzione, in quanto il lavoratore ha potuto utilizzare le proprie energie fisiche e intellettuali in altri ambiti senza i vincoli derivanti dal rapporto di lavoro subordinato”.
L’aliunde perceptum, inteso come esistenza di guadagni diversi percepiti dal lavoratore impiegando le proprie energie lavorative, integra un’eccezione in senso lato il cui onere probatorio grava sul datore di lavoro e non può essere oggetto di un onere di allegazione e prova negativa a carico del lavoratore danneggiato. Tuttavia, ai fini della quantificazione del danno risarcibile, va detratto l’intero ammontare delle somme percepite dal lavoratore nel periodo di riferimento per lo svolgimento di altra attività lavorativa.
Il Tribunale del lavoro di Messina, con sentenza n. 1642 del 2025, ha stabilito che “Incombe sul lavoratore l’onere di dimostrare che, se fosse stato assunto alla data in cui l’assunzione era doverosa, avrebbe percepito una retribuzione maggiore rispetto a quanto effettivamente percepito per altra attività svolta nel medesimo periodo”.
La giurisprudenza ha elaborato criteri di liquidazione che tengono conto della specificità di ogni singolo caso. Generalmente, il danno viene quantificato in una percentuale delle retribuzioni nette che sarebbero spettate, con percentuali che oscillano tipicamente tra il 50% e il 70% dell’importo teorico, in considerazione del fatto che il lavoratore ha goduto del proprio tempo libero e ha potuto eventualmente impiegarlo in altre attività.
Il Tribunale del lavoro di Lanciano, con sentenza n. 89 del 2025, ha evidenziato che “La liquidazione del danno deve tener conto dell’eventuale concorso di colpa del lavoratore nella determinazione del pregiudizio, nonché del tempo libero fruito, non avendo dovuto impegnare le proprie energie lavorative nell’esclusivo interesse dell’amministrazione”.
Nel settore privato, la disciplina del risarcimento del danno da ritardata assunzione trova applicazione anche nei casi di trasformazione illegittima di contratti a tempo determinato. L’articolo 28 del decreto legislativo n. 81 del 2015 prevede che nei casi di trasformazione del contratto a tempo determinato in contratto a tempo indeterminato, il giudice condanna il datore di lavoro al risarcimento del danno stabilendo un’indennità onnicomprensiva nella misura compresa tra un minimo di 2,5 e un massimo di 12 mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto.
Il danno non patrimoniale nelle sue diverse articolazioni (danno esistenziale, danno all’immagine, danno da perdita di chances) non costituisce danno in re ipsa, ma richiede specifica allegazione e prova di un pregiudizio oggettivamente accertabile, non essendo sufficiente dimostrare la mera potenzialità lesiva della condotta dell’amministrazione.
Per quanto riguarda la perdita di chance professionale, la giurisprudenza richiede che il danneggiato dimostri, anche in via presuntiva ma sulla base di circostanze di fatto certe e puntualmente allegate, l’esistenza di consistenti probabilità di successo, statisticamente valutabili in misura superiore al cinquanta per cento con giudizio prognostico ex ante.
Il risarcimento del danno da ritardata assunzione rappresenta un istituto giuridico complesso che richiede un’attenta valutazione di tutti gli elementi del caso concreto. La giurisprudenza ha elaborato principi consolidati che garantiscono un equilibrio tra la tutela del diritto del lavoratore all’assunzione tempestiva e la necessità di evitare indebiti arricchimenti, attraverso criteri di quantificazione equitativi che tengono conto delle specificità di ogni singola fattispecie. L’evoluzione giurisprudenziale continua a perfezionare questi principi, adattandoli alle mutevoli esigenze del mercato del lavoro e alle diverse tipologie contrattuali, mantenendo sempre fermo il principio della necessaria dimostrazione del danno concreto e del nesso causale con la condotta del datore di lavoro.

Avv. Amedeo Di Odoardo

Condividi
1
giulio

Articoli correlati

16 Gennaio 2026

Onere probatorio a carico del lavoratore in caso di infortunio sul lavoro


Leggi tutto
15 Gennaio 2026

La prova della simulazione nel processo civile


Leggi tutto
5 Gennaio 2026

L’AI è davvero il nostro futuro? – Intelligenza Artificiale e sostenibilità ambientale


Leggi tutto

Comments are closed.

© 2026 Betheme by Muffin group | All Rights Reserved | Powered by WordPress